Raffaele Baldassarre MEP

Il difficile percorso verso un titolo europeo brevettuale unico sembra ricalcare alcune recenti peculiarità del processo di integrazione europeo. Ripercorriamole insieme.

La prima riguarda la cooperazione interistituzionale tra Parlamento e Consiglio. Con il Trattato di Lisbona la procedura di codecisione, la quale sancisce il pieno ruolo di legislatore del Parlamento, è diventata la regola dell’operato legislativo dell’Ue e non, come fino a qualche anno fa, l’eccezione. Durante il difficile processo di ratificazione del Trattato, che seguiva al fallimento della “Costituzione europea”, i capi di Stato e di Governo celebravano le nuove competenze acquisite dal Parlamento come la giusta ricetta verso la democratizzazione del sistema decisionale dell’Unione e il trionfo della democrazia partecipativa. Pensandoci adesso, ciò sembra un paradosso! Sono, infatti, proprio i rappresentanti degli Stati membri all’interno del Consiglio, ovvero coloro i quali compiaciuti accoglievano il nuovo ruolo del Parlamento, i responsabili per i gravi ritardi di legislazione di norme e misure necessarie per la crescita dell’Ue. Al contrario dell’unico vero organo politico, per l’appunto il Parlamento europeo, il quale puntualmente licenzia con largo anticipo atti e normative fondamentali, superando spesso difficili conflitti ideologici. Ed è così che arriviamo all’esempio del brevetto, riguardo al quale il Parlamento è pronto ad adottare le proposte già da dicembre dell’anno scorso. Il Consiglio, invece, e per l’esattezza tre Stati (Germania, Francia e Inghilterra) continuano a litigare per accaparrarsi la sede centrale della futura Corte unica per i contenziosi derivanti dai brevetti europei con effetto unitario. Il Consiglio Competitività del 30 maggio ha confermato il persistere di questa querelle, che rischia di affliggere gravemente il settore dell’innovazione europeo. Si spera in un accordo durante il Consiglio europeo di fine giugno. Nel frattempo, inventori e imprese continuano a pagare caramente la protezione delle proprie creazioni. Per intenderci: un brevetto europeo registrato in solo 5 Stati membri dell’Ue costa 13 volte in più rispetto agli Stati Uniti.

E arriviamo, così, al secondo paradosso, calcolabile nella distanza da percorrere per passare dalle parole ai fatti in ambito di politiche comunitarie. La parola innovazione, ad esempio, è presente in quasi ogni documento ufficiale rilasciato dall’Ue. Se a ciò si aggiungono le dichiarazioni, i discorsi e le agenzie stampa di Capi di Stato, del Presidente della Commissione europea e del (meno conosciuto) Presidente del Consiglio, l’innovazione sembra essere diventata la parola chiave o ricetta magica per la risoluzione della crisi e il rilancio della crescita nell’Ue. D’altronde, lo stesso Trattato di Lisbona (firmato per l’appunto dai singoli Capi di Stato e Governo) sancisce tra gli obiettivi dell’Ue quello della promozione del “progresso scientifico e tecnologico” (Art. 3, par. 3 TUE). C`é davvero da restare increduli se, guardando ai fatti, si scopre che l’Ue continua a disapplicare i propri propositi e ad applicare una vera e propria tassa sull’innovazione! Per intenderci: il brevetto europeo con effetto unitario ridurrebbe i costi attuali per la brevettazione del 20%, permettendo una riconoscimento per l’appunto unitario e, quindi, un’elevata protezione giuridica delle singole invenzioni.

Potrei continuare con altre metafore e paradossi sul processo di integrazione europeo e sul difficile percorso verso un titolo brevettuale unico, ma preferisco fermarmi qui. Non ho voglia di inaugurare il mio blog con una vena eccessivamente pessimistica. Mi auguro che il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno prossimi risolva non solo la questione del brevetto, ma riesca anche a dare una risposta alle difficili incognite poste dalla crisi, contribuendo alla risoluzione del dilemma, che attualmente affligge il processo di integrazione europeo.

Al momento, l’Europa è paragonabile ad un viaggiatore, in procinto di attraversare un fiume in piena. Le forti correnti lo costringono ad una scelta difficile: tornare indietro o proseguire. In entrambi i casi, il finale è incerto. Se il viaggiatore torna indietro non riesce a portare a compimento il suo viaggio. Se avanza, riesce a continuare il suo percorso. La forte corrente, però, impone una scelta rapida e coraggiosa.

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