“Oggi i greci hanno scelto di restare legati all’Europa. Non si mette in alcun dubbio l’appartenenza della Grecia all’Europa”. Così il leader conservatore di Nea Dimokratia, Antonio Samaras, annunciava la sua vittoria elettorale, rassicurando il mondo intero su quello che è stato definito e vissuto come un vero e proprio referendum sulla nostra moneta unica.
Ma ciò che ha maggiormente colpito del voto greco è stato l’effetto che questa tornata elettorale ha avuto su i cittadini europei e sui governi dell’Unione. Il fatto che ogni cittadino – in Italia, come in Spagna o in Germania – abbia sentito che questo risultato potesse pesare su tutti, così come il voto nella propria nazione di appartenenza, é stato un segnale positivo. Un segnale d’integrazione.
Anche le istituzioni sembrano, ora più che mai, muoversi in questa direzione. L’elemento più significativo è l’intenzione di andare verso un’architettura finanziaria integrata che comprenda la vigilanza bancaria, la liquidazione delle banche insolventi, la ricapitalizzazione e l’assicurazione dei depositi. Maggiori poteri di vigilanza per la BCE troverebbero seguito anche presso Berlino, dove, però, tendono a subordinare tutto il resto alla previa realizzazione dell’unione fiscale.
Con quest’ottica possiamo anche osservare il summit che si è svolto a Roma tra Italia, Spagna, Francia e Inghilterra. Il summit di Roma, un “allenamento” in vista del vertice di Bruxelles del 28 e 29 giugno, ha fatto emergere una serie di proposte concrete. Prima di tutto, si è trovato l’accordo su un pacchetto di misure destinato alla crescita per un importo di 130 miliardi di euro (pari all’1% del PIL europeo). A ciò si aggiunge che i “quattro” hanno convenuto che una tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe e dovrebbe essere all’ordine del giorno nel vertice di Bruxelles. Si dovrà comunque pensare all’utilizzo della cooperazione rafforzata, vista la netta opposizione dell’Inghilterra, vero centro finanziario europeo.
Nel frattempo, è stato lanciato un forte segnale di cambiamento verso un’Unione più politica. Nonostante gli screzi e le contrapposizioni, da Roma è scaturito il desiderio di un’unione politica, economica, bancaria e fiscale più forte. La linea da seguire è perfettamente al centro, tra quella tedesca e quella francese. E potrebbe diventare quella italiana!
Adottare politiche economiche espansive, come continua a chiedere la Francia di Hollande, non è sufficiente se poi non se ne esplicitano le modalità di gestione. E nemmeno chiedere a gran voce più integrazione politica, come ha ultimamente proposto Angela Merkel, se poi non si lascia alcuno spiraglio alla realizzazione delle riforme necessarie per raggiungerla.
Bisogna rimboccarsi le maniche, lavorare duramente, per favorire un grande compromesso tra le ragioni della politica e quelle dell’economia. Un compromesso che abbia come obiettivo una via d’uscita, preferibilmente veloce, dalla crisi economica e da questa crisi europea, attraverso un’europeizzazione reale delle politiche di bilancio e la costruzione di centri decisionali che siano realmente europei, non solo di facciata.
Una maggiore integrazione europea non può passare attraverso riforme esclusivamente economiche. È necessario stimolare e far crescere luoghi di discussione realmente democratici, talmente forti e partecipati che possano, da sé, imporre un’Europa più politica. Forse tutto questo ancora non c’è, ma i semi di una reale integrazione, non solo economica, qui a Bruxelles sono e saranno sempre innaffiati con molta cura.
Author : Raffaele Baldassarre MEP