Raffaele Baldassarre MEP

Si aspettava con ansia il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Si aspettava un segnale. Sono arrivati anche dei risultati. E ieri il Parlamento europeo ha contribuito con il suo commento, sottolineando la positività degli accordi raggiunti.

Ma cosa prevedono questi accordi? L’aspetto più interessante è la decisione di chiedere alla Commissione di fare proposte sull’applicazione dell’art. 127 del Trattato. Questa norma prevede il trasferimento della sorveglianza bancaria alla Banca centrale europea e implica un’importante cessione di sovranità. Nonostante negli ultimi anni questa proposta sia stata discussa più e più volte, gli Stati hanno anteposto le ragioni nazionali, e quindi il controllo dei propri istituti, a quelle europee (una sorveglianza bancaria europea e centralizzata).

Un altro elemento importante, è la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del fondo di stabilità ESM. In questi mesi l’uso dell’EFSFe dell’ESM è stato al centro del dibattito europeo. La necessità di abbandonare le modalità, alquanto rigide, volute nel 2011 dalla Germania, è divenuta evidente a causa del riacutizzarsi della crisi. Così, sono stati accettati cambiamenti considerevoli.

Non solo i tecnicismi sono stati oggetto di negoziazione. Anche l’Europa che verrà. La Germania ha così ottenuto che la “vigilanza” venga affidata alla BCE e che questa possa quindi effettuare un controllo che le autorità nazionali non hanno, per volontà o possibilità, sempre esercitato aggravandone in alcuni casi la situazione. Il controllo è assicurato! Nei fatti, la ricapitalizzazione diretta renderà il tutto molto più efficace e meno complicato.

Inoltre, l’accordo concede agli Stati membri virtuosi, rimasti quindi all’interno dei criteri del Patto di Stabilità, di avvalersi dell’aiuto dell’EFSF e dell’ESM nell’acquisto di titoli pubblici nel caso in cui lo spread di una nazione virtuosa superi una determinata soglia. Tutto questo avverrà, sembra, senza dover strutturare un nuovo programma di risanamento dell’economia, ma sarà comunque soggetto alla firma di un protocollo d’intesa.

Questo tipo di sorveglianza, più centralizzata, diviene così il primo passo verso una reale unione bancaria europea.

Ma si è parlato anche di crescita. Infatti, sono stati stanziati 120 miliardi di euro. Rrecuperati dai fondi strutturali non spesi, dai capitali privati e dai project bond, questo stanziamento dovrà essere speso per finanziare la crescita europea. Grandi infrastrutture, energia e banda larga saranno gli investimenti dai quali cominciare.

Inoltre, la ricapitalizzazione della BEI permetterà di portare sostegno alle PMI, di garantire i project bond e aumenterà la sua capacità di prestito.

Si è parlato anche di tassa sulle transazioni finanziarie. Ma vista l’opposizione di alcuni Stati, Inghilterra e Svezia in primis, si partirà con la cooperazione rafforzata, al momento di nove paesi, entro la fine dell’anno. Si attendono altre adesioni, ma l’assenza della City londinese peserà e non poco sul suo impatto.

Ora che c’è un accordo, l’Eurogruppo firmerà il prossimo 9 luglio. Ma intanto l’annuncio per i mercati c’è: per ora l’Europa batte l’austerity e fa passi avanti verso una maggiore integrazione. Certo, i tempi non saranno rapidissimi, ma il sentiero è oramai tracciato.

Author :
Print